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Come ritrovare piccoli oggetti

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Essere sbadati è assolutamente umano.

Al punto che nella sola città di Milano, nei primi sei mesi dello scorso anno erano stati recuperati 20mila oggetti tra cui patenti, carte d’identità e passaporti, tra i più smarriti, ma anche chiavi, smartphone, tessere varie, borse, valigette 24 ore, zaini e persino scarpe, tutti oggetti ritrovati tra pensiline del tram, panchine, autobus, uffici pubblici e negozi.

È più che usuale quindi perdere oggetti anche piccoli, anche tra le mura domestiche. E se la ricerca parrebbe più semplice in casa in realtà i mobili, i divani e i vari complementi d’arredo non facilitano le cose.

4 metodi per ritrovare piccoli oggetti

Una delle tecniche più utilizzate per il recupero è l’aspirapolvere, che viene lanciato in ogni angolo della casa per intrappolare il piccolo disperso. E, soprattutto se prezioso, passare poi al setaccio il filtro, una tecnica non propriamente edificante, né tantomeno igienica!

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Una soluzione per ovviare al problema è mettere una vecchia calza di nylon intorno al tubo dell’aspirapolvere, fermarla con un elastico ed inizia a cercare.

Se non trovate niente, provate a ricordare l’ultima volta che avete usato quell’oggetto e andate a ritroso. Se non arriva niente, munitevi di una torcia poiché il suo fascio di luce vi permetterà di porre attenzione sui dettagli, anziché – come procediamo comunemente – cercando le omogeneità nell’ambiente.

Da ultimo, sono numerosissimi gli studi sulla “sbadataggine” e la conseguente afflizione del perdere cose…che confermano che in media ogni essere umano perde (momentaneamente) ben nove oggetti al giorno. Dedichiamo circa un quarto d’ora al giorno per ritrovarli!

Tra le aggravanti alla nostra distrazione, sono stati elencati: stress, stanchezza, deficit di sonno, e il multi-tasking.

Il professore di psicologia Daniel Schachter presso l’Università Harvard, noto per le sue ricerche nel campo della memoria e per il libro “The Seven Sins of Memory: How the Mind Forgets and Remembers” spiega che la maggior parte degli smarrimenti seriali avvengono quando non attiviamo la memoria per codificare un gesto banale e ripetitivo che stiamo facendo: con la codifica infatti viene attivato l’ippocampo che è in grado di compiere l’equivalente di un breve scatto fotografico e immagazzinare l’immagine in una serie di neuroni, facilmente riattivabili in seguito.