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La neve: un favoloso gioco in famiglia

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Quando i primi fiocchi di neve cominciano a cadere e a ricoprire tetti, siepi, rami, strade, auto, campi…tutto sembra un po’ più bello.

Sarà l’aria frizzantina che penetra le narici, sarà il candore che acchiappa i raggi del sole o della luna per restituirci un paesaggio da fiaba, sarà che tutto questo manto bianchissimo ovatta i rumori, anche quelli più forti, restituendoci un mondo più “umano”, sarà come sarà ma sta di fatto che anche i grandi tornano bambini e tutti abbiamo più voglia di condividere e giocare insieme.

Come? Ve lo sveliamo subito.

Giochiamo con la neve

In effetti non c’è nulla di più spontaneo e divertente che aprire la bocca, alzare il viso al cielo e assaggiare i fiocchi di neve che cadono. L’avete mia provato?

È una sensazione irresistibile poiché questo minuscolo pezzetto di acqua congelata ci fa stare bene, nonostante il clima rigido, che sembra quasi che non possiamo farne a meno.

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La battaglia a palle di neve è un gioco così arcaico e universale da essere stato addirittura scelto dai Fratelli Lumière come titolo per uno dei loro film nel lontanissimo 1896: la pellicola Battaile aux boules de neige si svolge in una strada innevata di Lione dove un gruppo di ragazzi inscena una battaglia usando la neve.

Quando la neve utilizzabile per giocare è davvero copiosa e pulita si può scegliere tra il classico pupazzo di neve e l’angelo. Entrambi giochi che affondano le radici nel piacere di manipolare la neve e che esistono da sempre.

Dello snow angel (angelo nella neve) ci racconta persino Leonard Cohen nel suo primo libro “Il gioco favorito” (The Favourite Game – 1963), con la sua sublime poetica, ricordando un bambino di 9 anni in Canada che cercava una radura dove potersi lasciare cadere coraggiosamente all’indietro nella neve alta.

E lì muovendo braccia e gambe realizzava il suo angelo e concludendo che «Ogni opera sarà sempre una cicatrice lasciata sopra l’indistinta perfezione della materia bianca, l’esito incongruo di una ferita. Le forme nel bianco si approssimeranno, con indecifrabile esattezza ma comunque mai abbastanza, all’impronta di un angelo, a un’orma della luce nella neve».

Una pratica molto diffusa nel Nord America e ripresa in numerosi film americani, da “Frozen” a “Mamma ho perso l’aereo”. Del pupazzo di neve, figura antropomorfa costituita da due palle di neve (la grande a formare il corpo e la piccola a formare la testa, con braccia e occhi, naso, bocca) sono persino stati fatti studi sulle sue origini.

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Bob Eckstein ad esempio ha scritto un libro dal titolo «The History of the Snowman» identificandone il primo ritratto che parrebbe trovarsi in un testo del 1380, custodito in una biblioteca dell’Aia; questa tradizione però non è soltanto occidentale, anzi sono stati recuperati molti riferimenti a questo personaggio anche in quella Orientale.

Di origine pagana, il pupazzo di neve nasce comunque dal folklore nordico e in ogni storia che lo riguardi, un po’ come il famoso pupazzo Olaf di Frozen, ha due caratteristiche: prova emozioni e rischia sempre di sciogliersi.

E adesso tocca a voi. Ora che tutti conoscete le origini dei vari giochi, indossate tutti insieme gli stivali, scendete in giardino e…impossessatevi della neve come fosse un altro componente della famiglia.